venerdì 19 dicembre 2014

-Quarto capitolo-

-E si ascolta Hardcore vietato ai minori- Il corpo caldo che ansima a tempo con i battiti cardiaci, l'afrodisiaco odore di pelle sudato che si mescola nell'intreccio dei corpi, sospirare, ansimare a volte urlare di piacere non accorgersi mai del tempo che scorre l'importante è l'attimo prolungato per ore il resto non conta l'amore che lascia il posto al sesso selvaggio, spinto, sudato che in molti considerano sporco, l'amore è in un angolo tra le pieghe del cervello ora è il fisico che reclama un premio da tanto tempo agognato, il sangue pompa sempre di più e non il solo l'arto spugnoso che resuscita dopo secoli e secoli di letargo e cerca freneticamente il suo angolo di paradiso e si suda sempre di più aspettando il momento dell'accasciamento stancante dopo “l'esercizio fisico” e ansimare per la piacevole stanchezza, senza forze con il cervello completamente vuoto e il respiro che torna regolare aria nei polmoni e si ritorna alla normalità dopo attimi di sforzi e non si può non respirare beati...  

giovedì 11 dicembre 2014

-Terzo capitolo-

-E si ascolta fuck mentali- E li odi tutti il primario e pesante sentimento che è partito dal basso e che non hai mai sfogato a dovere, odi i tuoi compagni di scuola, i professori, i bidelli, i vari addetti alla mensa,l'autista del bus (che non hai mai preso in vita tua!), odi i tuoi genitori che non hanno abbastanza soldi ma che si barcamenano per la loro squallida esistenza, il tuo odio è puro e pulsante ma silenzioso, non hai mai fatto nulla per far capire a qualcuno il tuo odio ma subisci in silenzio da anni tutto ciò che la vita e il destino ti vomita addosso, ma non hai solo odio, c'è anche spazio per l'inverso ami e ami da anni e anni e l'obbiettivo del tuo amore sa che l'ami anche se tu non hai mai fatto nulla per dimostrarglielo, se tu fossi un secchione ti userebbe per i compiti e quant'altro ma non sei un secchione ma anzi a scuola fai anche un po' schifo il tuo massimo è un sei risicato e dato per compassione, ma lei fa di tutto per renderti ridicolo davanti all'universo e ci riesce ma a te non interessa sei innamorato e quando uno è innamorato non vede la realtà come è realmente ma vive in un limbo proprio dove tutto è l'inverso del tutto! 

giovedì 4 dicembre 2014

-Secondo capitolo-

-E si ascolta lacca e ciuffi improponibili- Hai sempre odiato il rock anni ottanta ma la radiosveglia rotta prende solo una stazione radio che propone rock anni ottanta ventiquattro ore su ventiquattro, non puoi farci niente a parte svegliarti e ammirare il faccione sorridente di Justin Bieber che troneggia come un moderno imperatore sopra al tuo letto, ogni mattina ti guardi intorno nella tua camera e speri tutte le mattine che qualcosa sia cambiato ma non cambia mai lo squallore e la tristezza, non è colpa di nessuno se sei nato povero e che devi andare in una scuola pubblica fatiscente in un quartiere ancora più povero e non è ancora colpa tua se tua madre fa un lavoro che non si può dire e che tuo padre è un alcolizzato che pensa solamente a ubriacarsi tutto il giorno.
Non fai mai colazione anche perché non c'è quasi mai nulla da mangiare, ti vesti come al solito con i vestiti che sembrano i vestiti smessi di un fantomatico fratello maggiore ma questi ci sono e questi ti devi mettere, la tua voglia d'affrontare l'ennesimo giorno scolastica non la trovi neanche a cercarla bene, ma sei costretto, sei in quella fascia d'età dove non puoi scegliere di testa tua ma devi obbedire e basta e lo sai bene cosa t'aspetta appena varcherai l'atrio della scuola, lo sai bene perché tutti i giorni ti capita e tutti i giorni devi ingoiare l'amaro boccone e tirare avanti anche se ormai il vaso è quasi colmo, ma non puoi farci nulla. Devi camminare sulla stretta via che da casa tua porta a scuola facendo attenzione alle siringhe usate e ai cocci di bottiglie rotte sia mai che ti prendi qualche brutta malattia e se anche la prendi ti tocca tenertela perché i soldi non c'è ne sono, cerchi sempre d'arrivare in ritardo ma non ci riesci mai, ed eccoti davanti al portone scheggiato della tua scuola pronto ad affrontare i tuoi demoni!   

martedì 2 dicembre 2014

-I giardini di giugno-

-Trilogia Kafkiana III-

“I giardini di giugno”


Quella mattina il Signor R. si svegliò morto, tecnicamente il Signor R. non era morto, morto ma anzi godeva d’ottima salute per i suoi ottantacinque anni compiuti proprio quel giorno il venticinque giugno, quella mattina si svegliò come tutte le mattine alle otto meno un quarto (il Signor R. era una persona altamente ordinata e alquanto abitudinaria!) , quel giorno era il fatidico giorno che ogni pensionato aspetta, il giorno della pensione ma qualcosa quella mattina andò storto, dopo una colazione leggera e tutto ciò che si fa al mattino il Signor r. andò in banca per farsi accreditare la tanto sospirata pensione (che a giugno era più alta per la quattordicesima!) e fu proprio nel momento dell’accredito che scoprì suo malgrado d’essere morto.
Sulle prime sorrise e pensò ad un pessimo scherzo (di solito chi scherza sulla morte allunga la vita al diretto interessato dello scherzo!) ma il giovane cassiere non stava ridendo ne scherzando, per lo stato il Signor R. era defunto due giorni prima.
“Mi scusi…. Ma come faccio ad essere defunto se sono qui davanti a lei?”
“Il computer non sbaglia e la pensione non possiamo accreditargliela poiché risulta defunto!”
“Ma come?”
“Non posso farci niente dovrebbe andare a controllare lei di persona e magari fare una dichiarazione di vita!”
“Una dichiarazione di vita?”
“Esatto!”
Quella mattina il Signor R. non voleva litigare e con le pive nel sacco si diresse all’istituto preposto per le pensioni, la storia non cambiò, risultava defunto, la cosa non li andava giù al Signor R. anche perché con la sua presunta morte tutto era bloccato, il conto corrente, le bollette, tutto, anche la tessera del supermercato, per lo stato lui era morto e doveva rimanere tale, poiché lo stato non sbaglia mai!
Passarono solamente  ventiquattro ore e tutto era inesorabilmente bloccato, il gas e la luce piombati, il conto corrente congelato, il Signor R. non esisteva più, in teoria questo fatto poteva aprire molti vantaggi, tipo andare a rapinare una banca e nessuno poteva arrestarlo visto che era morto, poteva fare qualsiasi cosa senza pagare le conseguenze e lo avrebbe fatto se avesse avuto meno anni ma a ottantaquattro anni non si hanno ne le forze ne la voglia di fare alcunché.
Cosa poteva mai fare?
Andare in comune a fare la famosa dichiarazione di vita?
Ci provò ma inutilmente, una quasi analfabeta che era incaricata per queste pratiche non voleva sentire ragioni e anzi trattò il povero Signor R. come un farabutto pronto a rubare l’identità a un povero morto, il signor R. s’infuriò molto e nonostante avesse portato tutti i documenti che accertavano la sua vita l’addetta non voleva sentire ragioni, era morto e doveva rimanere morto, non c’erano alternative se non rimanere morto per finta o almeno aspettare la reale morte.
La battaglia che il Signor R. aveva intrapreso continuò a lungo, ma fu inutile le varie lettere scritte a ministri, senatori, primi ministri, sotto segretari, sotto sotto segretari, addirittura arrivò a scrivere al presidente della Repubblica in persona, fu inutile, nessuno delle alte sfere lo voleva ascoltare, i giornali tantomeno, non potevano credere che un morto non fosse morto, se era morto doveva essere morto, l’assurdità di tutta questa situazione era che il povero Signor R. era vivo e vegeto e anzi questa battaglia lo fece quasi ringiovanire.
I mesi da presunto morto ma non morto passarono e nonostante ch3e avesse tutto bloccato il Signor r. non si dava tregua, la sua battaglia (forse l’ultima!) doveva continuare e continuò per anni e anni, esattamente il venticinque giugno, giorno del suo novantesimo compleanno qualcosa si mosse, il Signor r. ricevette una lettera, una lettera importante che li comunicava che a causa di un’errata trascrizione lui non era da considerarsi morto ma a morire era un suo omonimo di dieci anni in meno, poteva finire così con lo sblocco totale di tutto ciò che era stato bloccato (sei anni di pensione arretrata e tutto il resto non era un fatto su cui sputarci sopra!) se non fosse che il povero Signor R. morì per davvero il giorno dopo che ricevette la lettera, forse per l’emozione estrema della sua vittoria contro lo stato che finalmente riconosceva il suo sbaglio, forse per altro, nessuno lo saprà mai, l’unica cosa che si sa di certo che il giorno della sua morte un signore che di cognome faceva R. si vide rifiutare l’accredito della pensione sul suo conto corrente personale…   


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E si è quasi in inverno, la centotrentaduesima puntata della Cimice, buona lettura! Di Maio (o che per lui!) sfida Renzi in un faccia a ...